Per aprire un conto corrente online è possibile utilizzare una adesione diretta, tramite il computer connesso alla Rete Internet, e compilare il contratto che si trova sul sito web, scegliendo come essere riconosciuto ai fini di legge.

Per prima cosa bisogna indicare, inserendo i propri dati personali in un apposito form, le coordinate del tuo conto corrente presso un’altra banca (servirà per l’attivazione), o i dati per il riconoscimento tramite RID. IL RID serve alla banca per fini identificativi: sul conto indicato nel form non verranno effettuati addebiti.

Quindi prima di cominciare ad inserire i tuoi dati, assicurati di avere a disposizione il tuo codice fiscale e quello di tutti gli intestatari del conto corrente online. Inoltre ti servirà un documento di identità valido di tutti gli intestatari. Se possiedi tutti questi requisiti, puoi iniziare subito ad aprire il tuo conto corrente tramite la procedura online: tieni a portata di mano i dati delle coordinate bancarie di un conto presso un’altra banca, cioè il codice IBAN, e il documento di identità valido e il codice fiscale di ogni intestatario del conto corrente online che stai aprendo. Ad ogni intestatario devi indicare un conto a lui intestato.

Per completare la procedura stampa il contratto, ricordando che la compilazione online del contratto ha solo valore di proposta contrattuale, non comporta alcun impegno da parte tua.

Dovrai firmarlo in corrispondenza dei box specifici: sarà necessario apporre sei firme per ogni intestatario: tutte le firme devono essere presenti, per poter proseguire nella compilazione online.

In base alla modalità di riconoscimento che hai scelto dovrai firmare il modulo rid con le coordinate bancarie del tuo conto presso un’altra banca, oppure effettuare un bonifico dal tuo attuale conto corrente bancario presso un altro istituto bancario. Devi fare questo seguendo con attenzione le istruzioni allegate al contratto per l’identificazione a distanza: sono accettati anche bonifici attraverso la Rete Internet.

Dopo di che dovrai fotocopiare il tesserino del codice fiscale di ogni intestatario e il documento di identità specificato nel contratto.

Dovrai quindi spedire tutta la documentazione richiesta, cioè il contratto in originale, la copia distinta del bonifico o la stampa della ricevuta della disposizione, se l’hai effettuata attraverso la Rete Internet. Servirà anche una fotocopia del codice fiscale e del documento di identità.

Dovrai spedire il tutto alla sede della banca. L’indirizzo in genere è scritto all’interno dei moduli che hai stampato.

Dopo aver compilato la registrazione online, stampato i documenti e inviati alla sede della banca, dovrai effettuare un bonifico da un conto corrente a te intestato presso un’altra banca in Italia. Tale procedimento si chiama identificazione a distanza. Nel caso di un conto corrente cointestato, la modalità di adesione che si sceglie deve essere uguale per tutti gli eventuali cointestatari.

In genere se vuoi aprire un nuovo conto corrente online, tramite la modalità di adesione diretta, devi possedere la residenza in Italia e un conto corrente bancario in Italia intestato a te stesso.


read more

Ogni mercato ha la sua struttura e le sue caratteristiche, e sono tante anche le variabili esterne che ne possono influenzare l’andamento.

Non possiamo affidare i nostri soldi al primo impiegato di banca, o al promotore, lasciando loro il totale controllo sulle decisioni che vanno ad influire sulle nostre finanze personali. E’ sempre meglio avere almeno delle conoscenze di base, giusto per avere un’idea su dove mettere i nostri soldi e capire i passi del nostro promotore.

L’obbligazione è uno strumento semplice ma ha una serie di fattori che lo caratterizzano.
Scadenza (o maturità), qualità del credito e garanzia, prezzo, tassi d’interesse, fluttuazioni del mercato, sono solo alcune delle variabili coinvolte in un investimento obbligazionario.

Qualità del credito e garanzia fanno parte del sistema di protezione dell’investitore. Poiché l’obbligazione è un prestito a tutti gli effetti, si è pensato di creare un sistema di voti, rating, che dia un’idea accurata sulla qualità dell’emittente. Più il voto di rating è alto, minore è il rischio per l’investitore, ma anche il guadagno.

La scadenza di un’obbligazione è la data in cui l’investitore sarà ripagato. Il mercato delle obbligazioni offre ogni tipo di scadenza, da pochissimi anni, generalmente due, fino a scadenze a 30 anni, e, anche se raramente, a 50 anni.

La scelta delle scadenze, breve, medio, o lungo periodo, dipende dalle esigenze personali e dalla tolleranza al rischio. Le lunghe scadenze pagano interessi più alti, quindi si guadagna di più, ma bisogna anche sapere che si è maggiormente esposti al rischio di tasso, cosa che non succede accorciando l’arco temporale dell’investimento.
Tenendo un titolo per lunghi periodi ci sono più probabilità che i tassi vengano ritoccati, con negative conseguenze sul prezzo, e quindi sul nostro investimento.

Le obbligazioni a medio termine, magari 5-6 anni, sono la giusta soluzione. Scegliendo il medio si riducono i tempi, e quindi l’esposizione ai rischi insiti nell’investimento obbligazionario, ed in più la tassazione è più favorevole rispetto al breve.

Molti fattori vanno a svantaggio delle obbligazioni a breve scadenza, soprattutto se aggiungiamo il fatto che i guadagni vengono tassati al 27 %.
Ricordiamo che potenziali rischi e guadagni sono strettamente correlati. Per guadagnare di più bisogna assumersi dei rischi (lungo termine), e se si vuole rischiare di meno bisogna accontentarsi.

L’investitore che sceglie le obbligazioni viene ripagato con degli interessi sul capitale, con cadenza infrannuale o annuale. L’interesse pagato viene chiamato cedola.

In Europa gran parte delle obbligazioni societarie e governative pagano interessi annualmente, mentre in America sono più diffusi i pagamenti infrannuali.
Il funzionamento è semplice; se un investitore investe 10.000 €, e gli interessi dell’obbligazione sono del 6 %, allora a fine anno il guadagno sarà di 600 €, ed il rimborso totale di 10.600 €.

L’interesse pagato può essere sempre dello stesso ammontare, quindi fisso, oppure variabile. Nel primo caso la cedola pagate per tutta la durata dell’investimento è sempre la stessa. Nel secondo caso il tasso può cambiare a determinate scadenze ed in base ai tassi di mercato, determinando il pagamento di una cedola variabile.

Il prezzo delle obbligazioni è legato a tante variabili, soprattutto rating del prodotto, domanda e offerta, interessi, e maturità.

Dopo l’emissione i prezzi delle obbligazioni fluttuano, principalmente in base alla variazione dei tassi di interesse del mercato.
Sono queste le principali, ed essenziali, caratteristiche che ogni investitore dovrebbe conoscere.


read more

Ecco qualche consiglio per approfittare al meglio di questa occasione, facendo attenzione a potenziali raggiri.

I beni oggetto dei saldi
Iniziamo a definire quali merci possono essere vendute in saldo. L’articolo 15 del decreto legislativo 114 del 1998 prevede che i saldi non riguardano tutti i beni indistintamente, ma”… i prodotti di carattere stagionale o di moda, suscettibili di notevole deprezzamento se non vengono venduti entro un certo periodo di tempo…”.
Sarà opportuno, dunque, fare un giro per i negozi prima dell’inizio dei saldi, al fine di verificare che la merce venduta sia effettivamente quella stagionale della collezione attuale e non, invece, rimanenze delle precedenti stagioni, o fondi di magazzino.
Ricordiamo, inoltre, che i saldi differiscono dalla liquidazione e dalle vendite promozionali. Le vendite in liquidazione possono essere effettuate in qualsiasi momento dell’anno, al fine di smaltire la merce rimasta in negozio, a causa della trasformazione o rinnovo locali, della cessazione di attività commerciali, cessione dell’azienda o del locale, trasferimento in altro locale. Le vendite promozionali, invece, non hanno limiti di tempo e durata, ma non possono essere effettuate nel periodo dei saldi. Durante questo periodo si applica un prezzo intermedio tra quello della liquidazione e quello dei saldi.

Prove e cambi
La possibilità di provare la merce in negozio non è imposta dalla legge, ma è rimessa alla scelta del singolo commerciante. Se viene offerta la possibilità di prova, sarà bene approfittarne, posto che, in assenza di difetti, non vi è nessun obbligo per il commerciante di cambiare la merce, ma è rimesso anche questo alla sua discrezionalità.
Nel caso abbiate dubbi sull’acquisto, chiedete al negoziante se è possibile fare un cambio ed il termine utile per farlo.

Prezzi e carte di credito
I cartellini devono indicare il prezzo originario, la percentuale di sconto praticata e il prezzo finale. Se le attività commerciali sono convenzionate con carte di credito (ciò è segnalato da adesivi posti all’interno del negozio o sulla vetrina), saranno obbligate ad accettarle anche nel periodo dei saldi.
In caso di rifiuto da parte del negoziante potrete segnalare l’episodio alla società emittente della vostra carta.

Beni difettosi e garanzie
Il commerciante è tenuto a fornire la garanzia per beni difettosi anche nel periodo dei saldi. In caso il bene presenti vizi e difetti, dunque, il venditore sarà tenuto a sostituire la merce, anche se abbia dichiarato in precedenza che le sostituzioni non si effettuano durante i saldi.
Se la sostituzione del bene non è possibile, sarà praticata la riparazione (senza spese ulteriori per il compratore), oppure una congrua riduzione del prezzo o come soluzione estrema la risoluzione del contratto. La garanzia sui beni vale per due anni e decorre dalla consegna della merce; essenziale è che venga conservato lo scontrino da presentare per ottenere il cambio dei beni.
Fate attenzione alla carta chimica degli scontrini, che tendono a sbiadire. E’ bene, dunque, fare delle fotocopie per poter dimostrare l’acquisto al momento opportuno.

Ricordiamo, inoltre, che per poter usufruire della garanzia è necessario denunciare i vizi e i difetti entro un breve termine (generalmente otto giorni dalla scoperta). Nel caso dei saldi il predetto termine viene notevolmente innalzato: i consumatori hanno ben sessanta giorni per denunciare i vizi al negoziante.


read more

Parlando di professioni emergenti, non si poteva non citare il consulente d’immagine, che, in effetti, nei paesi anglosassoni è già una professione molto affermata, ma qui in Italia stenta a partire.

Eppure il trend è in crescita, vista la sempre maggiore attenzione al proprio modo di presentarsi in pubblico e di proporsi. Cosa si intende per consulente d’immagine?

Risulta essere’ la professione di chi fornisce un servizio destinato a migliorare l’aspetto fisico e che guarda alla totalità della persona. Il consulente d’immagine interviene non solo sull’abbigliamento, ma anche sulla postura, sulla mimica, sul modo di muoversi, vestirsi e presentarsi. Gli aspetti che tiene maggiormente in considerazione riguardano dunque la comunicazione non verbale: abbigliamento, trucco, igiene personale ed acconciatura.

Diventare consulente d’immagine significa intervenire in maniera efficace sulla persona analizzando i colori adatti al suo incarnato, valorizzare i suoi occhi e la bocca, scegliere gli abiti migliori che nascondano i suoi punti critici.
Risulta essere un lavoro che si basa su uno studio della persona e non utilizza pratiche invasive e si rivolge ad uomini e donne che vogliono migliorare il loro look.
In Italia si tratta di una professione in grande espansione ma per la quale non esiste un percorso specifico predefinito. E’ dunque necessario affidarsi a dei corsi di formazione professionale che hanno il pregio di garantire una formazione specifica e competenza assoluta.

Dal punto di vista professionale, il consulente d’immagine è solitamente un libero professionista e quindi per operare è necessaria l’apertura di Partita IVA. Chi opera in maniera occasionale, può invece rilasciare una ricevuta per le proprie prestazioni.


read more

Finito il laborioso, impegnativo ma quanto mai utile e delicato lavoro
di screening cv (selezione/scelta) dei curricula, e prima di cominciare
la selezione vera e propria dovresti prendere delle decisioni importanti.

Imposta la selezione del personale.
Non lasciarti prendere dagli eventi, situazioni, persone…
Cosa intendo?
Per esempio, non fissare un appuntamento ad una persona solo perché ti ha chiamato al telefono e non sei riuscito a dire di no.
Non saltare passaggi perchè ti sembra di aver poco tempo.
Devi essere rigoroso, segui la tua tabella di marcia, tanto gli imprevisti ci sono ugualmente.
Ricorda
Una buona selezione è fatta anche di organizzazione, metodo, possibilità di confrontare le informazioni.

Quindi, tornando a noi: imposta la selezione: quali sono le decisioni da prendere?
Quali sono le informazioni che vuoi avere?
Facendo riferimento al documento che hai creato quello con la descrizione della mansione (Profilo della Funzione Aziendale o job description) poniti le seguenti domande:
qual’è la storia personale del candidato: quali studi ha compiuto e perchè, qual’è il suo percorso professionale, quali competenze ha acquisito?
cosa vuole, cosa lo spinge a cambiare?
ci sono delle caratteristiche di personalità che vorresti conoscere?
ti piacerebbe sapere come il candidato si comporterebbe in una determinata situazione?
Per raccogliere queste informazioni il colloquio di selezione è più che sufficiente.

Bene: hai preso la prima decisione: farai un colloquio per selezionare.
Quanto tempo vuoi dedicare? 20 minuti?, sono un po’ pochi, ma se ti concentri unicamente sui quei due o tre argomenti di massimo interesse puoi farcela. Diciamo che un colloquio approfondito dura dai 40 minuti all’ora. Questa è un’indicazione, poi tu fai come puoi.

Bene, hai preso la seconda decisione: la durata del colloquio.
Quindi ora prepara una “traccia” del colloquio. Perchè ti chiederai.

Ricorda una buona selezione è fatta di organizzazione, di metodo, ma anche di confronto delle informazioni raccolte. Alla fine degli incontri, quando avrai un’idea più chiara delle persone, potrà capitarti di avere due o più candidati interessanti…

… e allora cosa facciamo?

… e qui ti viene in aiuto il metodo ed il rigore: se hai condotto un colloquio per tutti “nello stesso modo”, ponendo le stesse domande (o simili) puoi capire in cosa sono diversi, puoi dare un “peso” a questa diversità e, al di là della simpatia, della disponibilità immediata, della richiesta economica inferiore, della vicinanza geografica, ecc. puoi in una parola capire cosa ti serve e chi ha in maggior grado quella o quelle caratteristiche.

E quindi all’opera, non ti scoraggiare. All’inizio è difficile ma man mano diventa sempre più facile.

Dove eravamo, ah sì! Prepara la traccia del colloquio.

Come si fa? E’ presto detto.

Per ogni punto che ritieni importante scrivi una possibile domanda e magari anche una variante.

Facciamo un esempio. Stai cercando un impiegato per l’ufficio commerciale estero, quindi in fase iniziale quando ancora stai chiedendo degli studi, cerca di approfondire la conoscenza delle lingue, come e dove ha studiato le lingue, se è stato all’estero, se si tiene aggiornato, quanto le parla, quanto sono importanti nella sua vita (questa domanda comincia a farti capire quanto al candidato possa interessare il lavoro che gli proporrai … parleremo poi della motivazione)

Tutto chiaro?

Quante domande approfondirai? Dipende dal tuo Profilo della Funzione, ma direi che due o tre argomenti in genere sono sempre rilevanti per una posizione da ricoprire.

Bene, hai preso la terza decisione: le domande che farai.

In sintesi hai

1) scelto il metodo di valutazione del candidato: il colloquio di selezione;

2) hai deciso quanto tempo investirai per ogni persona ed infine

3) avrai creato una traccia degli argomenti da trattare durante gli incontri.

Ottimo, a questo punto sei pronto per affrontare i tuoi futuri collaboratori.

Nel prossimo post un approfondimento sugli argomenti che si toccano in un colloquio di selezione e come predisporre un prototipo (modello) di scheda da compilare durante il colloquio stesso.

Come sempre spero che queste note ti siano state utili e ti invito a scrivermi sia privatamente che pubblicamente.


read more